Diario 09/01/2018

Un’opera non è mai impersonale e autoreferenziale. L’artista che la realizza, consapevolmente o inconsciamente, esprime i propri pensieri e comunque le proprie emozioni, imprimendo alla medesima caratteristiche che difficilmente non delineano i tratti del suo carattere e della sua personalità.

Ciò è ravvisabile anche nei lavori di ispirazione minimalista ove i tratti essenziali, spesso costituiti da geometrie primarie, ed elementari, siano esse piane o cubiche, potrebbero erroneamente essere definiti impersonali, di carattere oggettivale e di semplice impatto diretto, in altre parole opere fini a se stesse e pertanto prive di qualsiasi connotazione emozionale, ove in esse esiste solo ciò che si può vedere.

Per contro, in molte opere astratte, possiamo ravvedere una certa casualità costruttiva, come se l’opera avesse un’anima e si fosse autonomamente imposta e non ideata dall’artista ma, anche in questi casi, la gestualità, la scelta dei colori, ed altri particolari accomunano i lavori effettuati dallo stesso soggetto rivelandone aspetti della sua personalità.

Queste mie convinzioni, dopo un lungo percorso costellato da innumerevoli “esperimenti” alla affannosa ricerca di una identità artistica, mi hanno guidato sino al raggiunto di un senso di pace ed appagamento con la realizzazione di lavori con geometrie, spesso tridimensionali, con richiami al simbolismo, lavori che considero come attuali reinterpretazioni del minimalismo che, contrariamente alla definizione sin d’ora attribuita a tale arte, non ritengo essere impersonali ma, tra l’altro, fondati su un particolare ragionamento concettuale, anche se ovviamente non inquadrabili nell’arte puramente concettuale. Dette opere rappresentano appieno il mio carattere, la mia personalità, la mia visione di ciò che dovremmo essere in rapporto all’esistenza e al senso della vita: le linee semplici delle geometrie esprimono purezza, ordine, pulizia, serenità, sincera realtà priva di menzogne e false apparenze.

Il ragionamento concettuale, come ho già avuto modo di esternare in altre circostanze, consiste nella necessità di non dover necessariamente racchiudere ed adattare le immagini in un supporto usuale ma, al contrario è il supporto stesso che deve adattarsi ad esse attribuendo alle opere un maggior senso di libertà espressiva, priva da vincoli e limitazioni.

Il forte desiderio di evadere dalla realtà, diversa dalle aspettative, ove l’unico conforto è la speranza in un mondo migliore, mi ha inconsciamente condotto ad includere nelle opere “immagini estranee” evocative di entità superiori che possano renderci finalmente edotti sulla verità.