Diario 22/08/16

 

Quando Lucio Fontana ha creato la sua prima opera caratterizzata da un taglio sulla tela, potrebbe averla realizzata a seguito di un istinto impulsivo.

Ogni artista ha pieno rispetto e cura del supporto su cui dipinge e, in un certo senso, è subordinato e condizionato dalla sua tela in quanto oggetto predefinito in cui deve esprimere e racchiudere il suo pensiero e le sue emozioni.

Nella mia fantasia mi piace immaginare che Fontana, invaso da un senso di risentimento per questo innaturale rispetto che fa sentire l’artista vincolato se non addirittura prevaricato, in un attimo di irrazionalità abbia voluto sfregiare la sua tela con un colpo di lama, come a voler uscire da quella insolita sudditanza nei confronti dell’oggetto.

Ma Lucio Fontana all’epoca affermò “ ci metto nei buchi  tutta la mia vita da artista e tu vuoi che in tre parole te li spieghi?, buco questa tela, che era alla base di tutte le arti, ed ecco che ho creato una dimensione infinita, un buco che per me è la base di tutta l’arte contemporanea, per chi vuole capire, sennò continua a dire che l’è un bus, e ciao”.

Di fatto quei buchi e quei tagli sono il distillato di anni di sperimentazioni alla ricerca di un nuovo senso dello spazio, una sintesi estrema della pittura astratta, una ricerca concettuale dello spazio, in definitiva un nuovo concetto di arte, anche se non proprio “arte concettuale” in senso stretto.

Oggi si definisce l’arte concettuale come una qualunque espressione artistica in cui i concetti e le idee espresse siano più importanti del risultato estetico e percettivo dell’opera stessa. E’ praticamente un’arte fondata sul pensiero e non sul piacere estetico. Le opere in passato venivano di norma giudicate ed apprezzate in base alla qualità e alla loro capacità di suscitare emozioni, per contro, l’arte concettuale non risiede nell’aspetto delle opere, ma nell’idea, nella parola o nel pensiero percorso per realizzarle.

Il padre dell’arte concettuale è stato Joseph Kosuth con “una e tre sedie”. Quest’opera consiste nell’esposizione di una sedia, di un’immagine fotografica di una sedie e della scritta “sedia”. L’artista in questo caso suggeriva allo spettatore la riflessione sul rapporto che lega l’oggetto reale alla sua immagine e alla sua definizione: l’opera reale, la sedia,  non suscita emozioni diverse dalla sua foto o dalla parola che la definisce.

Dall’arte concettuale sono discese  molte correnti quali “Dada con esponenti come Marcel Duchamp e Man Ray”, “Arte povera con esponenti come Alighiero Boetti e Michelangelo Pistoletto”, Body Art”, “Narrative Art” etc.

Per quanto riguarda i miei lavori sin’ora realizzati non posso  definirli o inquadrarli in una particolare corrente artistica: non ho fatto altro che realizzare “esperimenti” frutto di una affannosa, quanto sofferta, ricerca di un mio personale concetto dell’arte che mi faccia sentire pienamente libero di esprimere le mie emozioni ed il mio pensiero, senza vincoli e condizionamenti di sorta.

Per questi motivi sono giunto alla convinzione che non posso essere condizionato dalla forma e dalla materia del supporto: non devo adeguarmi e adattare ciò che intendo rappresentare ad una tela dalla forma usuale ma è il supporto stesso che deve aderire alla mia opera come un vestito su misura.

I contenuti geometrici e talvolta tridimensionali dei miei lavori, nel mio pensiero, rappresentano e trasmettono serenità, senso di precisione, ordine, logica, armonia, tutti elementi di cui abbiamo estremo bisogno per non farsi travolgere dall’incessante crescendo del caos, della irrazionalità, del degrado, del deterioramento dei valori.

kabajura

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